Etna trail 24 km

Etna trail 24 km sul vulcano più alto d’Europa

Il racconto della mia gara trail sull’Etna 24 km duri e sofferti, scopri come è andata a finire.


Indice Lettura Veloce

07 agosto 2023 – Tutti quanti abbiamo un po’ di pazzia nella nostra personalità, pazzia come riporta il dizionario è “qualsiasi forma di alterazione, permanente o temporanea, delle facoltà mentali”, ma nel caso di noi runners, questa pazzia ci porta a spingerci oltre il nostro limite.

Quando corro su strada cerco sempre di battere me stesso e i miei personal best, un po’ come tutti i runner, amo anche correre liberamente quindi senza impegni di tempo, e da qualche anno ho scoperto in trail running ed ho preso parte a molte gare con massima distanza 20 km con dislivello massimo 900 mt.

Una delle idee che mi passava sempre per la testa era correre un trail sull’Etna, organizzato dall’associazione Etna trail, ed ogni anno, per vari motivi non ho potuto essere presente alla partenza.

Quest’anno però, è stato diverso, quando il 26 giugno, un mese prima della gara, mi chiama il mister della mia società ASD TRE COLLI Scicli Alessandro, chiedendomi se volevo partecipare al Trail dell’Etna di 24 km con dislivello positivo di 1300 mt, non ho esitato ed ho subito risposto di si.

Ero stato in visita sull’Etna e sapevo che le salite erano durissime, ed ho cercato di prediligere negli allenamenti le salite anche se dove abito io non ce ne sono tante quindi è difficile raggiungere il  dislivello della gara.

Gli allenamenti di Trail sono differenti dalla normale corsa in quanto va allenata la salita, la discesa, la pianura ed anche la camminata, perché si vanno a rafforzare gruppi muscolari che nella normale corsa non vengono utilizzati se non in minima parte.

Partenza Etna Trail

Arriva finalmente il giorno della gara, partenza prevista da Piano Provenzano (Linguaglossa) alle ore 9:30, temperatura 28° circa e vento fresco; gli unici obiettivi sono divertirmi e godermi la gara e arrivare al traguardo per suonare la campanella.

Entro nella griglia di partenza ed ogni tanto mi giro e dò uno sguardo alla vetta, e penso: “cavolo devo arrivare lassù, sperò di farcela”!. Lo speaker inizia il countdown e si parte.

etna km 7

Inizio la gara rilassato, ma nella mia testa un po’ di paura si presentava sempre, mi spaventava la salita che dal 12° km portava al 20° km con circa 1000 mt di dislivello, ma mi ero studiato e programmato ogni km del percorso e quindi dovevo solo rispettarlo. La prima parte di gara, avevo in mente di affrontarla in maniera rilassata per arrivare con le energie nella grande salita e poi fare i rifornimenti, bere e mangiare.

Nei primi 2 km del tracciato, molto tecnici, non si poteva correre in quanto l’afflusso di runners, e il single track che si snodava su una vecchia colata lavica, non lo permetteva. Subito dopo inizio ad assaggiare la prima salita se pur breve che mi porterà dentro il sottobosco.

Il sottobosco è tanto bello e fresco ma anche insidioso in quanto fuoriuscivano dal suolo le radici degli enormi alberi, infatti al km 5 causa l’ombra non ne vedo una e faccio un bel volo a terra; fortunatamente nessun danno, un runner mi aiuta a rialzarmi (GRAZIE!!!) sono tutto impolverato e proseguo.

Passo il primo rifornimento piazzato al 5 km e subito dopo si esce dal sottobosco e  mi sono immesso su una lunga strada pianeggiante, infatti ho subito pensato: “Questa è l’unica pianura che vedrò oggi”! e non potevo immaginare quello che sarebbe arrivato dopo; infatti dopo 1 km arrivo ai piedi di una enorme colata lavica e giustamente guardo i segnali del percorso che  indicavano che dovevo salire.

Come facevo quando ero bambino, che mi arrampicavo sugli alberi, mi aiuto con mani e piedi ed inizio a salire. Guardo gli altri partecipanti davanti a me, una bella carovana, e mi sono reso conto che la salita era molto ripida, il percorso tutto roccia vulcanica,  molto calda visto che il sole picchiava forte. Arrivo in cima ed ero già al km 7.

Cratere

Da lì un piccolo passaggio pieno di ciottoli in discesa molto pericoloso perché il rischio di cadere a terra era molto alto; entro nuovamente nel sottobosco, salita fino al km 10 dove trovo il secondo rifornimento in un piccolo e bel rifugio.

Come da programma mangio, uvetta, mandorle, bevo dei Sali minerali, riempio le mie borracce, prendo un gel, mi dò una rinfrescata e riparto lungo il sentiero che non appena esce dal sottobosco, cambia nuovamente.

Un enorme vecchio cratere alla mia destra, ricoperto di una povera vegetazione, un sentiero sabbioso che mi porta sul pendio di un cratere dove rimango stupefatto  per la gigantesca voragine che c’era. Continuo a  salire lungo il pendio e arrivato su proseguo girando lungo il bordo del cratere per poi scendere ed arrivare al 12° km dove c’era un altro rifornimento; da lì  iniziava l’ascesa ai 2800 mt quindi 8 km da percorrere.

L’ascesa ai 2800 mt

Al rifornimento riempio tutta la camel bag (lo zainetto con acqua) quasi 2 litri e le borracce con i sali e bevo anche un po’ di coca cola, magica in queste occasione perché zucchero e caffeina ti danno una svegliata.

in cima a 2800 mt

Lascio la postazione del rifornimento ed inizio a salire; vedo una fila di runners davanti a me chini, chi con i bastoncini chi senza, in totale silenzio, mi rendo subito conto che avevo una bella bestia da affrontare.

Per percorrere 1 km impiego 15 minuti,  per farvi capire quanto era ripida la salita; mangio una barretta e mi impongo di bere ogni 10 minuti ovviamente guardando il GPS.

Al 14 km e quasi a quota 2300 inizio a dubitare di non farcela, tra l’altro un concorrente davanti a me si ritira perché si sentiva poco bene, ma cerco di non pensarci e vado avanti passo dopo passo, penso al detto di Massimiliano Ossini Kalipè passo lento e corto, che mi accompagnerà per tutta la salita.

Sopra i 2000 è difficile respirare perché l’aria è più rarefatta e questo lo sapevo già, ma non ho avuto mai modo di provare. Il respiro si accorcia e sembra di soffocare; la temperatura corporea sale però grazie al vento forte e fresco riesco a gestirmi bene.

Accanto a me una ragazza che cammina molto lentamente;  ogni tanto scambiamo qualche parola, tutto d’un tratto veniamo distratti dal vulcano che ci saluta; esce uno sbuffo di fumo da uno dei crateri e vediamo nell’aria un cerchio perfetto di fumo.

anello di fumo

Continuo la salita, il mio pensiero è: “ adesso mi fermo, basta sono stanco”!, però le gambe continuano a salire e non sono in sofferenza; è la mia testa che fa i capricci, allora immagino la scena di tornare a casa e mia moglie che mi dice: “ma come tutta sta strada e ti sei ritirato??” e allora vado avanti e mi prometto che se non ho problemi seri che mi costringono a fermarmi devo smetterla.

Guardo il GPS 18 km – 2 alla vetta, il morale si risolleva, quasi fatta la salita che inizia ad essere meno ripida e proseguo dritto fino al 20° km dove mi si apre davanti una vasta distesa di terra nera, il cratere centrale a destra mi sembra uno scenario lunare e vedo finalmente l’osservatorio in fondo. Vento forte e freddo, mi rimetto pian piano a correre per riattivare i muscoli perché dopo mi aspettava una bella discesa ripida e a 20 metri dall’osservatorio nell’ultimo strappo arrivano i crampi alla gamba.

Mi metto a ridere, perché penso alla paura avuta in salita e poi a 20 metri i crampi; subito stretching, devo completare la salita e poi mi aspetta il rifornimento; così ho fatto. Il fotografo  mi guardava per scattarmi la foto ma gli ho detto di aspettare.

Verso il traguardo

Arrivo al rifornimento, avevo delle bustine di magnesio e potassio e le prendo entrambe; faccio il pieno quasi mi scoppia la pancia, tanto non mi interessava perché gli ultimi 4 km erano tutti in discesa, faccio un altro po’ di stretching e riparto.

Discesa molto tecnica sul versante dell’Etna, il terreno era sabbioso e con pietruzze, unica parola è lasciarsi andare, e li con la tecnica dello sci mi sono lasciato andare come un bambino. Le paure sono sparite, mi divertivo a pensare che stessi sciando sulla lava dell’Etna e per ben 2 km ed un dislivello di 1000 metri, sentivo i miei piedi sprofondare fino a sopra le caviglie.

Terminata la discesa mi sono dovuto svuotare le scarpe nonostante avessi le ghette, e poi dritto verso il traguardo, dove dopo 5 ore e 1 minuto ho potuto suonare il tanto atteso campanaccio ed un grandissimo brivido percorre il mio corpo.

Concludo questa esperienza felicissimo, alla fine non ero nemmeno tanto stanco e questo significa che mi sono gestito bene, con la consapevolezza che sono uscito dalla mia zona di comfort ma soprattutto che sono riuscito a superare ancora una volta il mio limite.


Il riassunto Etna trail

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